• Jacob Ferdinand Voet (Anversa 1639 – Parigi 1689)
    Ritratto del cardinale Buonaccorso Buonaccorsi, 1673 ca.
     Olio su tela, 134,5 x 97,3 cm

    Il solenne ritratto raffigura un cardinale in posa eretta, ripreso leggermente di scorcio sul fianco destro, con lo sguardo rivolto al riguardante, mentre tiene tra le mani un memoriale o una missiva. Si tratta di un ritratto ufficiale, che testimonia l'alta dignità istituzionale del prelato.
    Il porporato indossa un sontuoso abito cerimoniale in cappa magna, mozzetta cremisi bordata di ermellino, veste rossa con larghe maniche viola, camicia con maniche bianche in organza. Sullo sfondo a sinistra un drappeggio scuro bordato da passamaneria dorata e pendagli, a destra una parasta di colonna addossata alla parete con basamento ionico-attico.
    Per motivi iconografici e stilisti il dipinto è databile agli anni ’70 del secolo XVII ed è riferibile con certezza alla mano di Jacob Ferdinand Voet, uno dei più talentuosi e prolifici ritrattisti della seconda metà del secolo. Gli sono tipici la condotta levigata degli incarnati, evidenti nella mano e nel viso, ed un’esecuzione più libera, pittorica e sprezzata, con pennellate liquide e veloci su una preparazione di fondo stesa a velature, presenti nella veste e negli accessori.
  • Si tratta di un suo raro ritratto con la figura di tre quarti, in tela d'imperatore, rispetto al piùcomune formato...
    Jacob Ferdinand Voet, Ritratto del cardinale Francesco Nerli juniore

    Si tratta di un suo raro ritratto con la figura di tre quarti, in tela d'imperatore, rispetto al piùcomune formato in tela da testa della sua vasta ritrattistica.

    Valgano come confronti dal punto di vista compositivo il ritratto di Wilhelm von Fürstenberg (Herdringen, collezione Fürstenberg), i ritratti dei cardinali Francesco Nerli iuniore (già Los Angeles, County Museum) e Giulio Spinola (Houston, The Museum of Fine Art), ma soprattutto quello del cardinale Pierre de Bonzy (Roma Palazzo Sacchetti), che ha una posa molto simile, praticamente identica negli elementi dello sfondo e nell'attitudine delle mani con missiva, soprattutto quella destra in primo piano.

  • Quindi il ritratto si aggiunge al ristretto novero dei soli tre ritratti cardinalizi sino ad oggi noti con il porporato in posa eretta, mentre sono noti pochi altri ritratti cardinalizi, sempre in tela d’imperatore, ma con il cardinale seduto su un seggiolone da parata. Sono dunnque i ritratti di Flavio Chigi (Ariccia, Palazzo Chigi), Carlo Cerri (Londra, National Gallery) e Decio Azzolino (Berlino, Staatliche Museum).

  • Tutti ritratti a destinazione museale, databili nel corso degli anni ’70 del secolo, come il presente. Questo ci indirizza anche nella non facile identificazione del personaggio, sicuramente da individuare nel gruppo di cardinali presenti a Roma tra il pontificato di Clemente IX Rospigliosi (1667-69) e quello di Innocenzo XI Odescalchi (1676-89), ma prima della partenza definitiva del pittore da Roma nel 1682.

  • Ritengo che il cardinale debba identificarsi con Bonaccorso Bonaccorsi (Montesanto, 1620 – Bologna 1678), come mostra il confronto con un’incisione...

    Effige del cardinal Bonaccorso Bonaccorsi, Albert Clouwet (da un dipinto di J. F. Voet), stampata da Giacomo De Rossi alla Pace (post 1669).

    Ritengo che il cardinale debba identificarsi con Bonaccorso Bonaccorsi (Montesanto, 1620 – Bologna 1678), come mostra il confronto con un’incisione di Albert Clouwet derivata proprio da un dipinto di Jacob Ferdinand Voet, presente nella raccolta Effigies nomina et cognomina cardinalium nunc viventium, stampata da Giacomo De Rossi alla Pace in più edizioni (Ariccia, Palazzo Chigi; Biblioteca Apostolica Vaticana, etc.).

     

     

     

     

     

  • Probabilmente l’incisione fu desunta da una posa precedente, risalente al tempo della nomina avvenuta nel 1669, mentre il presente ritratto dovrebbe essere più avanzato di qualche anno, mostrando il prelato più maturo. Presumibilmente fu eseguito nel 1673, in occasione della nomina di Bonaccorsi a Legato Pontificio a Bologna da parte di Clemente X, dato l’abito ufficiale indossato.

  • In tal caso la presenza di una stella nello scudo araldico frammento ancora visibile in basso al centro della cornice...
    In tal caso la presenza di una stella nello scudo araldico frammento ancora visibile in basso al centro della cornice potrebbe richiamare lo stemma Altieri, cioè il papa regnante che lo nominò cardinale titolare e poi legato a Bologna. Lo scudo sarebbe in riferimento alla sua carica diplomatica, come indicherebbe la presenza della mazza priorale (pastorale) di Prevosto bolognese, mentre il galero in alto (mancante delle nappe, perdute, che distinguono nel loro numero tra monsignore, vescovo, cardinale, etc.) dovrebbe riferirsi alla dignità cardinalizia.
     
    Insomma la particolare veste indossata del cardinale, riferimento al suo incarico, sarebbe richiamata anche dallo stemma di cui si fregia nella cornice.
  • Bonaccorso Bonaccorsi nacque a Montesanto, diocesi di Fermo, il 23 luglio 1620, da una famiglia marchigiana originaria proprio di Montesanto (Potenza Picena), forse diramazione dei Buonacorsi di Firenze, distintasi nel XV secolo tra le famiglie nobili di Macerata. Conti di Castel S. Pietro, furono nobili di Bologna e accolti nell’aristocrazia romana da Benedetto XIV. La casata ebbe due cardinali, Buonaccorso e nel ‘700 Simone.
    Laureatosi in legge all’Università di Perugia, intraprese una rapida e fortunata carriera ecclesiastica, con la nomina a Referendario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e Chierico di Camera. Prefetto delle Armi e dell’Annona su incarico di Alessandro VII, maggiordomo del cardinale Flavio Chigi, fu Tesoriere della Camera Apostolica.
    Venne eletto cardinale diacono con dispensa, per non aver ricevuto gli ordini minori, da parte di Clemente IX il 29 novembre 1669 ed ebbe la nomina definitiva con il titolo di Santa Maria della Scala da parte di Clemente X il 27 marzo 1670. Fu nominato il 17 aprile 1673 dallo stesso papa Legato Pontificio a Bologna, ove morì il 18 aprile 1678 a 57 anni.
    È seppellito nella Basilica della Santa Casa a Loreto, in un monumento funebre progettato da Antonio Raggi, che eseguì anche il suo ritratto orante inserito nella nicchia.
  • Jacob Ferdinand Voet, detto “monsù Ferdinando” o “Ferdinando de’ ritratti” (Anversa 1639 – Parigi 1689), è stato per eccellenza il ritrattista alla moda della Roma tardo-barocca, tra il pontificato Rospigliosi (1667 - 1669) e gli inizi del pontificato Odescalchi (1676-1685), affermandosi poi come specialista di spicco nell’Europa del Grand Siécle per la sua produzione internazionale.

    La fama del pittore fu favorita dalla creazione delle “Gallerie delle Belle”, cioè le raccolte di volti delle più fascinose dame romane: dalla serie nata per i Chigi nel 1672 e ispirata dalle sorelle Mancini, a quelle prodotte, replicando, integrando o variando gli originali, per i Colonna, i Savoia, i Massimo e altre celebri casate italiane.

    Tra il 1682 e il 1684 si stabilì in Piemonte ove lavorò per i Savoia e l’aristocrazia sabauda. Visse l’ultima parte della sua vita in Francia, eseguendo numerosi ritratti di personaggi della Corte. Egli divenne “pittore di Sua Maestà Cristianissima”, ma la sua carriera in ascesa fu interrotta dalla morte improvvisa avvenuta a Parigi il 26 settembre 1689, nella sua casa di quai de Guénégaud presso il Pont Neuf.