Silvana Weiller : Impressioni tra identità e memoria

Opere
Panoramica

Maurizio Nobile Fine Art

e

 Galleria Antiquaria Marletta

 

presentano


SILVANA WEILLER

Impressioni tra identità e materia


mostra monografica

Sede espositiva:

Galleria Antiquaria Marletta

Palazzo Ridolfi Guidi

Piazza San Felice, 10r

Firenze

 Vernissage:

23 settembre ore 18:30

Orari:

lunedì- domenica, 10:30-13:00 / 15:00 – 19:00

 

La poetica di Silvana Weiller si configura come un profondo dialogo tra memoria storica, spiritualità e sperimentazione formale, in cui la pittura e la poesia si fondono in un unico gesto vitale. Stabilizzatasi a Padova, l'artista si dedicò con entusiasmo e continuità a un percorso evolutivo guidato dal costante desiderio esplorare con la pittura il mondo circostante. La sua ricerca, inizialmente figurativa, nacque dalle sfumature sottilmente barocche e veneziane, fatte di stesure di luce dolcissima e morbidi impasti; tuttavia, sotto questo primo strato si celava un'inquietudine atavica, una segreta nostalgia che trasformava le sue opere in impressioni dell'inconscio e rispecchi dell'anima. Nel tempo, la gestualità fremente dei primi lavori si trasmutò nell'energia vigorosa dell'Informale, dove la ricerca si è imperniata su valori tattili e cromatici. Concentrandosi su una materia densa e stratificata sul supporto, Weiller “ha affidato alla fisicità ostentata del colore il compito di esprimere il proprio valore espressivo, esaltandone la consistenza densa di elementi evocativi. Con lucida vitalità, l'artista impasta, manipola e forgia la materia per dare corpo a racconti di una sensibilità carica di significato”. Questa potente densità plastica ha poi lasciato il passo a nuove sperimentazioni orientate alla trasparenza, accese dai timbri squillanti del rosso, del nero, del viola e del carminio, fino ad approdare, negli anni successivi, alla calma lucentezza del bianco totale. In quest'ultima fase, il desiderio di purezza e linearità espressiva dissolve definitivamente ogni spessore materico in un ritorno nostalgico, dove il segno, ormai rarefatto, si appropria di un lessico fatto esclusivamente di pura luce e colore.